6 – Dagli anni Settanta allo scioglimento

L’approvazione dello Statuto dei lavoratori, l’introduzione del divorzio e la vittoria al referendum abrogativo, l’avanzata della sinistra nelle elezioni del 1975 e del 1976 segnano una fase di profondo cambiamento della società italiana. L’iniziativa della CdL, nel quadro dell’intesa unitaria con Cisl e Uil, oltrepassa l’ambito rivendicativo e si caratterizza anche per l’impegno per le riforme e lo sviluppo economico di Roma. Nella prima metà degli anni Settanta la struttura produttiva della capitale attraversa una grave crisi: numerose fabbriche – tra le quali Pantanella, Aerostatica, Filodont, Metalfer –  vengono occupate come forma estrema di lotta contro i licenziamenti.

A partire dal 1977 si affacciano alla ribalta quelli che, un po’ superficialmente, vengono etichettati come “nuovi soggetti sociali”: si tratta di giovani disoccupati e  di donne, che pongono il sindacato di fronte a problemi inediti. Soprattutto nel mondo studentesco – a differenza di quanto è accaduto nel 1968 – prevalgono posizioni ostili al movimento dei lavoratori e al sindacato. Su questo terreno si sviluppala pratica della violenza e mette radici il terrorismo. Roma è teatro di uno dei primi inquietanti segnali di questo fenomeno con l’aggressione degli “autonomi” al segretario della Cgil Luciano Lama durante un comizio all’Università “la Sapienza”. E l’anno dopo, il 16 marzo 1978, il rapimento di Aldo Moro rende evidente a quale livello è giunto l’attacco dei terroristi alle istituzioni.

Il sindacato e la Cgil in particolare si trovano esposti alle contestazioni di gruppi organizzati di estrema sinistra e alle chiusure “corporative” di settori significativi del mondo del lavoro. La Cgil ha scelto la linea della responsabilità che rifiuta di assumere tutte le rivendicazioni al di fuori di un quadro di coerenza e di una scala di priorità. Il X congresso della CdL (5-8 maggio 1977) ribadisce che la scelta prioritaria è quella degli investimenti e dell’occupazione e che ogni altra rivendicazione, pur legittima, deve essere subordinata a tale questa scelta. Si va delineando la strategia sindacale che sarà definita all’assemblea dei delegati Cgil, Cisl, Uil (Roma – Eur 13-14 febb. 1978).

Sopravviene   una fase difficile, caratterizzata da una vivace dialettica in seno al movimento sindacale prodotta anche dalla divaricazione crescente tra i due principali partiti della sinistra. Diviso e costretto alla difensiva, il sindacato deve far fronte all’inasprimento dello scontro sociale, provocato dalla disdetta, nel giugno 1982, dell’accordo sulla scala mobile da parte della Confindustria; nel febbraio 1984 il diverso giudizio sul  decreto del governo Craxi che taglia la scala mobile sancisce la fine della federazione sindacale unitaria. Il 24 marzo 1984 Roma è teatro della grande manifestazione contro il decreto promossa dalla maggioranza della Cgil.

Nel marzo 1994 la Camera del lavoro di Roma cessa di esistere come struttura autonoma e viene accorpata con l’istanza regionale assumendo la denominazione di Cgil di Roma e del Lazio. (6. Fine)

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