La capitale dell’azione diretta. Enrico Leone, il sindacalismo “puro” e il movimento operaio italiano nella prima crisi del sistema giolittiano (1904-1907)

Daniele D’Alterio
La capitale dell’azione diretta.
Enrico Leone, il sindacalismo «puro» e il movimento operaio italiano nella prima crisi del sistema giolittiano (1904-1907)
Tangram Edizioni Scientifiche, Trento 2011
p. 889

Il libro prende in esame le vicende del gruppo sindacalista rivoluzionario romano tra il 1904 e il 1907, che coincide con la leadership di Enrico Leone. In questo torno di tempo Roma si accredita progressivamente come “capitale dell’azione diretta”, ovvero come centro direttivo d’una iniziativa “sindacalista” complessa, multiforme, che tenta d’egemonizzare il processo costitutivo della Cgdl, di modificare sensibilmente la linea strategica del Psi, quindi d’assicurare uno sbocco non “popolarista” alle imponenti lotte proletarie d’inizio Novecento, entrate fra il 1905 e il 1906 nella fase più matura e acuta.

A partire dalla vicenda del gruppo romano – che annoverò tra le sue file figure d’una certa importanza, come Paolo Orano, Alceste De Ambris, Michele Bianchi, Romolo Sabatini, Paolo Mantica, Cleobulo Rossi  – si snoda una storia che lega fra loro più piani d’analisi e dimensioni della ricerca: il sindacalismo “puro” leoniano e la sua volontà di trasformare l’azione diretta in un momento istituzionale e unitario del movimento operaio italiano; la particolare attitudine del gruppo, quindi il legame con alcuni segmenti del sindacalismo riformista e il tentativo di farne il fulcro d’una iniziativa egemonica; il ripudio del sorelismo, dell’anarcosindacalismo e della prospettiva politica caldeggiata da Arturo Labriola e dal gruppo sindacalista rivoluzionario milanese; il rapporto con la tradizione operaista italiana e col tradeunionismo inglese, quindi la particolare sensibilità “laburista” dell’azione diretta romana e il contrasto col cégétisme; il ruolo del gruppo leoniano e il suo peso complessivo nello scontro tra fazioni interno al Psi, all’Estrema e al movimento sindacale, tutt’uno con la prima forte crisi novecentesca della classe politica nostrana; la dimensione “locale” del movimento operaio romano, che fino all’elezione a sindaco d’Ernesto Nathan fu un’autentica roccaforte del gruppo leoniano giocando, per un periodo breve ma di straordinaria importanza, una partita di prim’ordine in campo politico e sindacale.