Leo Canullo, Segretario generale della Camera del Lavoro di Roma dal settembre 1969 al maggio 1976, è stato uno dei protagonisti del movimento operaio romano.
Nato a Roma il 3 settembre 1923, a diciassette anni il giovane Leo, è già un operaio tipografo, macchinista di terza categoria, che ha l’orgoglio del mestiere: “Il mio – scrive nel suo Taccuino di un militante – è un lavoro qualificato. Per diventare tipografo sono necessari almeno la licenza di avviamento professionale e anni di apprendistato. Io li ho superati. E sono finalmnete un operaio. Mi sento importante, il lavoro mi piace enormemente e lo faccio con abilità, con passione”.
L’apprendistato della politica lo compie nel quartiere di San Saba, dove abita. Nei giardinetti del quartiere Leo e i suoi giovani compagni incontrano gli anziani antifascisti e restano colpiti dal loro esempio. Di famiglia comunista – la madre diffonde clandestinamente l’Unità nella Roma occupata dai tedeschi – l’ 8 settembre 1943 Leo si affaccia a vedere quel che sta succedendo lì, a due passi da casa sua, a Porta San Paolo e con altri ragazzi del quartiere cerca di rendersi utile aiutando i militari e i civili che stanno combattendo contro i tedeschi.
Dopo la Liberazione Canullo matura la scelta di lavorare per il partito. Il suo è un lavoro sul campo: scioperi a rovescio, manifestazioni di strada, occupazioni di stabili per sistemare i baraccati, lotta al carovita, dimostrazioni davanti al Comune e alla prefettura per l’acqua, le fogne, la luce. Diventa uno stretto colaboratore di Edoardo Perna e di Paolo Bufalini, che gli affidano la responsabilità della propaganda. Si può dire che non ci sia manifestazione degli anni Cinquanta – contro la legge truffa, il Patto Atlantico, per la pace e il disarmo – che non lo veda in prima fila. Nel luglio 1960 è di nuovo a Porta San Paolo, questa volta insieme ai lavoratori e ai democratici romani, che protestano contro il governo Tambroni, appoggiato dai neofascisti.
L’11 settembre 1969 Canullo viene eletto segretario generale della Camera del Lavoro di Roma. La sua elezione rappresenta, in un certo senso, un’anomalia (peraltro non infrequente in quegli anni) in quanto non è espressione del gruppo dirigente camerale né della Cgil nazionale centro confederale. Canullo arriva al sindacato direttamente dalla federazione comunista romana, ma tra lui e la Cgil romana non c’è estraneità. Non c’è bisogno di alcun rodaggio per riconvertirsi da dirigente di partito a dirigente sindacale: nelle stanze di Via Buonarroti Canullo si sente a proprio agio, come se fosse lì da molto tempo. Del resto è una vita che sta in mezzo ai lavoratori romani, che partecipa alle loro lotte: è insomma “un dirigente del movimento operaio”, uno di quei compagni in grado di ricoprire posti di responsabilità diversi per servire la stessa causa con lo stesso impegno, la stessa dedizione e la stessa efficacia.
Canullo è alla testa della Camera del Lavoro in anni di grandi trasformazioni, di un nuovo protagonismo operaio, di conquiste ma anche di critica ad un modello di sindacato poco aderente a queste trasformazioni. Canullo dirige la Cdl con fermezza e, al tempo stesso, con grande apertura: dopo l’iniziale incomprensione si intesse un dialogo tra il movimento studentesco e il movimento sindacale. La Camera del lavoro supera i ritardi nella comprensione delle connessioni fra i problemi della condizione operaia nelle fabbriche e le riforme della società e riesce a creare momenti di partecipazione generale per la difesa dei posti di lavoro minacciati. E’ ancora viva la memoria delle lotte per l’Aerostatica, la Metalfer, la Pantanella, la Filodont, le Cartiere tiburtine, la Veguastampa, la Coca Cola, del Natale nelle fabbriche occupate, della tenda di solidarietà in Piazza di Spagna, del grande successo della visita della delegazione vietnamita, fortemente voluta da Canullo.

  1. Leo Canullo accoglie la delegazione vietnamita ospite della Camera del Lavoro di Roma
    Di estrazione operaia, Canullo, non solo rifugge da ogni chiusura “operaistica” , ma avverte i limiti dell’iniziativa della Cgil nel pubblico impiego e rivolge una grande attenzione ai lavoratori di questo settore fondamentale della realtà romana. E’ uno dei pochi a intuire subito i nuovi fermenti del mondo cattolico e quando nel febbraio 1974 il Vicariato convoca il famoso convegno sui “mali di Roma” è soprattutto merito suo se il sindacato supera residui di settarismo e di anticlericalismo e imbastisce un proficuo confronto con la Chiesa romana.
    Un’altra costante dell’impegno sindacale di Canullo la si rintraccia nella ricerca di uno stretto rapporto tra mondo del lavoro e mondo della cultura. Amico di scrittori, artisti, cineasti Canullo non solo riesce a coinvolgere molti uomini di cultura nelle iniziative di solidarietà con i lavoratori, ma si impegna affinché gli strumenti della cultura entrino a far parte del bagaglio di ogni dirigente o semplice militante sindacale. Ecco allora i corsi di formazione sulla storia del movimento operaio romano e la decisione di promuovere una ricerca sulla storia della Camera del Lavoro: dalla riflessione critica del passato – scrive nella prefazione ai due volumi ai quali approderà la ricerca – possono venire utili indicazioni per l’iniziativa del sindacato di oggi.
    Nel 1976 viene eletto alla Camera, dove oltre a rappresentare le esigenze del mondo del lavoro, diviene uno dei deputati più sensibili al problema di Roma capitale. Dentro e fuori del Parlamento Canullo è tra i più attivi e assidui sostenitori della legge per Roma capitale. A questo tema e a quello, connesso, dell’area metropolitana continua a dedicare tutte le sue energie quando, esaurito il mandato parlamentare, si concentra nell’attività del Centro ricerche politiche economiche e sociali “Agostino Novella”.
    Del Cripes, sorto per iniziativa dei comunisti della Cgil di Roma e del Lazio, Canullo è per tanti anni non solo il presidente, ma l’animatore instancabile generoso e appassionato. Nemico di ogni pressapochismo, Canullo esige da chi è investito di responsabilità – sia esso sindacalista, dirigente politico, rappresentante nelle assemblee elettive, manager – la comprensione dei problemi con cui è chiamato a misurarsi. Con il suo Cripes Canullo si propone appunto di fornire strumenti di conoscenza e di analisi della realtà romana. Fino all’ultimo le sue preoccupazioni sono rivolte a questa sua creatura, punto d’approdo di un sempre vivo impegno politico e culturale.
    Canullo si spegne a Roma il 12 giugno 1997 .