Lo sciopero del 3 maggio 1944 nella Roma occupata.

Alla fine di aprile 1944 il fronte di Cassino comincia a muoversi e ai primi di maggio ha inizio la battaglia per la conquista della Capitale. Superate indecisioni e posizioni attendiste, il Comitato sindacale di agitazione e il Comitato di liberazione nazionale decidono di proclamare per la giornata del 3 maggio uno “sciopero generale economico politico di protesta”. Pur non avendo finalità insurrezionali lo sciopero allarma gli occupanti tedeschi che già sentono sul collo il fiato degli Alleati.

Le modalità di attuazione puntano a coinvolgere in particolare quelle categorie come i tipografi e i tranvieri, la cui astensione dal lavoro, impedendo l’uscita dei giornali e dei mezzi pubblici darebbe grande visibilità all’agitazione. Avuto sentore di quello che si sta preparando, nella notte tra il 2 e il 3 maggio reparti della guardia repubblicana e di tedeschi occupano i depositi dei mezzi pubblici, trattenendo il personale smontante e obbligandolo a riprendere il servizio il mattino del 3. In questo modo le vetture escono dai depositi, ma in diverse zone della città gruppi di dimostranti riescono a bloccarle, asportando le leve di manovra dei tram e danneggiando i comandi.

I tipografi del Messaggero non si recano al lavoro e il giornale arriva nelle edicole solo nella tarda mattinata, stampato alla meglio dal personale che il direttore Spampanato riesce a racimolare. Fedelissimo della RSI, Spampanato si vendica consegnando ai tedeschi l’elenco degli operai assenti, facendo arrestare 19 di loro.

Alla Manifattura Tabacchi, in Trastevere, circa 800 tra operaie e operai iniziano il lavoro con un’ora di ritardo, dopo aver manifestato davanti all’edificio ed essere stati convinti ad entrare dalla promessa di aumenti di paga e dalla minacciosa presenza di numerose guardie. Significative adesioni allo sciopero si hanno anche al Mattatoio e in diversi luoghi di lavoro a San Lorenzo e al Tiburtino. In varie parti della città, soprattutto in periferia, si verificano manifestazioni popolari con comizi volanti e assalti ai forni, negozi e depositi alimentari.

Per quanti sforzi facciano di minimizzare l’accaduto tedeschi e fascisti sono costretti a fare alcune significative concessioni: i lavoratori ottengono viveri e il formale impegno ad un sensibile aumento dei salari. Ma il risultato più importante è la rinuncia delle autorità a diminuire la razione giornaliera del pane da 100 a 75 grammi.