Le Colonie dell'Inca Cgil negli anni '50

Ottant’anni Inca 1945-2025

L’11 febbraio 1945 nasceva l’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza, con il compito di provvedere all’assistenza materiale dei lavoratori e promuovere un sistema di protezione sociale per tutti i cittadini italiani.

L’estate in colonia.

Nell’Italia povera degli anni Cinquanta le colonie estive rappresentavano per molti bambini e ragazzi l’unico modo di godersi le vacanze.

Accanto a quelle organizzate da diversi enti pubblici e aziende per i figli dei propri dipendenti, c’erano le colonie promosse dai vari patronati ed enti di assistenza, confessionali e laici. Anche l’Inca-Cgil era attiva in questo campo, preoccupandosi di far trascorrere ai figli dei lavoratori in condizioni disagiate, un periodo di serena e ricostituente vacanza al mare, in montagna o in località dove c’era comunque “l’aria buona”.

Sotto il titolo L’Inca per la salvezza dell’infanzia abbiamo trovato il programma per le colonie estive del 1951, destinate a migliaia di bambini romani.
Le colonie, organizzate in turni di 30 giorni, erano di due tipi: quelle con pernottamento (a Ostia, Riccione, Palombara, Piglio, Lanuvio) e quelle diurne, che si svolgevano nell’arco di una giornata nelle campagne intorno a Roma.

Le colonie Inca prevedevano “oltre ad una completa sistemazione per l’alloggio, un’alimentazione abbondante e una perfetta assistenza igienico sanitaria, anche un’attenta cura di carattere educativo da parte di personale assistente specializzato.

Giornata nazionale dell'infanzia

Il problema dell’alimentazione era considerato “di fondamentale importanza”, perché si riteneva che “l’azione climatica” non avrebbe avuto effetto se il bimbo non fosse stato sufficientemente nutrito.

Erano previste specifiche tabelle dietetiche e un menù giornaliero che prevedeva quattro pasti: colazione, pranzo, merenda e cena. La prima colazione era a base di latte, caffè, cioccolato e pane. A pranzo venivano serviti pasta asciutta (quattro volte la settimana), pesce o carne o uova o formaggio con contorno di verdura e frutta. Per merenda poteva esserci, alternativamente, frutta, marmellata, formaggio o cioccolato. Infine la cena: dopo la minestra, un secondo piatto a base di legumi, uova o formaggio, crema o frutta.

Al personale a cui erano affidate le attività “sociali ed educative” veniva richiesta una particolare preparazione, che la stessa Inca si preoccupava di fornire. A istruire dirigenti e assistenti delle colonie in appositi corsi di formazione era un corpo insegnante di tutto rispetto:  Adriano Ossicini era chiamato a trattare “Psicologia e igiene mentale”, Marisa Rodano  “La situazione dell’infanzia a Roma”, Dina Bertone Iovine  gli “Aspetti dell’educazione del fanciullo nell’attuale società”, Laura Lombardo Radice “L’educazione democratica del fanciullo”.

Si trattava, beninteso, di una formazione orientata secondo determinati criteri ideologici: “L’assistenza nelle colonie Inca mira a educare i ragazzi ad avere fiducia in se stessi: ad avere rapporti con la collettività ispirati all’emulazione e all’autogoverno; a educarli all’amore verso i lavoratori e la pace e all’avversione verso l’ingiustizia, la guerra. Questi sono i principi che orienteranno l’azione dei dirigenti e degli assistenti rispetto alla personalità del ragazzo. Essi infatti, si porranno dal punto di vista del ragazzo, ne comprenderanno le esigenze, lo abitueranno ad organizzarsi e a esprimersi nei cori, nei balletti, nei gruppi di recita”

 Le attività sociali della colonia erano imperniate su quattro “grandi giornate” dedicate rispettivamente allo sport, al lavoro, alla pace e all’amicizia.

La giornata dello sport prevedeva gare individuali e di a squadre: “i ragazzi vincitori, saranno premiati e citati sul giornale murale della colonia”. La giornata del lavoro si presentava più ricca: c’erano mostre dei lavori dei ragazzi (disegni, costruzioni, lavori in carta), gare di aquiloni e poi un “falò del lavoro con recita di poesie ispirate al lavoro e un racconto del direttore della colonia”. La giornata della pace iniziava con la preparazione dell’addobbo di bandierine e proseguiva con una grande gita e un grande gioco intorno alla bandiera “Presidio della pace”. Nella giornata conclusiva, dedicata all’amicizia, veniva proposto un po’ di tutto: gare sportive, esibizioni dei cori, dei balletti, dei gruppi di recita. Quest’ultima giornata era aperta alla partecipazione dei ragazzi della località che ospitavano la colonia.

In colonia nascevano nuove amicizie e quei bambini che erano partiti con i musi lunghi perché per un mese sarebbero stati lontano dai loro abituali compagni di giochi, provavano ora dispiacere a separarsi da tanti nuovi amici. 

Giuseppe Sircana