Renzo Zaccardelli

Le due foto di Renzo Zaccardelli a corredo di questa pagina sono state fornite dalla famiglia, dopo che la ricerca di sue immagini tra le migliaia conservate nel nostro archivio si era rivelata infruttuosa. Da questo particolare emerge un tratto della personalità di Zaccardelli: il riserbo e la ritrosia a mettersi in mostra, anche davanti all’obiettivo fotografico.

Zaccardelli appartiene a quella generazione di costruttori della Cgil romana che in anni difficili hanno svolto con dedizione assoluta e umiltà compiti molto impegnativi senza voler apparire alla ribalta e senza pretendere nulla per sé. Era dotato di grande discrezione e si scherniva quando qualcuno gli attribuiva il merito delle cose importanti che realizzava. Era dotato di una grande ironia che rivolgeva per primo a se stesso. Se qualche studioso andava a chiedergli una testimonianza per una ricerca storica gli rispondeva che non era il caso, che non aveva fatto niente di eccezionale, che considerava eccessiva l’attenzione che gli veniva rivolta.

Zaccardelli nacque il 12 giugno del 1918 a Monza ma si trasferì giovanissimo a Roma. Il padre era operaio e morì quando Renzo aveva appena otto anni. Si trovò così nella necessità di iniziare molto presto a lavorare: fece prima il garzone del fornaio – il “cascherino” – poi seguì la tradizione di famiglia specializzandosi nei lavori di tappezzeria. Frequentò le scuole serali e ottenne il sospirato diploma di maestro. Fece appena in tempo a trovare un impiego al Ministero dell’Agricoltura che venne chiamato alle armi. Prese parte alla seconda guerra mondiale, fu ferito e decorato al valor militare. Dopo l’8 settembre, con l’esercito allo sbando, scelse la via della lotta al fascismo.

Partecipò alla Resistenza nelle file dell’organizzazione comunista romana.
Nel dopoguerra divenne segretario della sezione del Partito comunista di Torpignattara e s’impegnò nell’attività sindacale. Alla Camera del Lavoro di Roma diresse l’Ufficio Vertenze e in tale veste gli accadde di occuparsi della causa di un illustre lavoratore dello spettacolo: Totò.

Passò poi all’Ufficio Stampa dove riuscì a conseguire risultati di assoluto rilievo. Bisogna risalire al clima degli anni Cinquanta e Sessanta, quando difficilmente le lotte dei lavoratori e le vicende del sindacato trovavano spazio sui giornali cosiddetti indipendenti. Si trattava allora di svolgere una vera e propria opera di informazione capillare, dando conto ogni giorno di quei fatti (scioperi, vertenze, omicidi bianchi) che venivano ignorati dalla grande stampa.  Per oltre vent’anni i Comunicati dell’Ufficio Stampa della Camera del Lavoro, redatti da Zaccardelli e stampati col ciclostile  svolsero questo compito  e oggi la loro preziosa raccolta, conservata dall’Archivio Storico, costituisce un’insostituibile fonte per gli studiosi che vogliono ricostruire le vicende del movimento dei lavoratori a Roma.

Zaccardelli in un’immagine degli anni Settanta

Zaccardelli diresse poi il mensile della Camera del Lavoro Impegno Sindacale, che riuscì ad essere molto di più di un grigio notiziario sindacale, imponendosi come una pubblicazione di approfondimento  aperta al contributo di studiosi e intellettuali, come punto d’incontro tra il mondo del lavoro e il mondo della cultura.

In questo suo lavoro Renzo profuse le migliori energie, riuscendo non solo ad affinare la sua tecnica giornalistica ma a creare una vera e propria scuola di “addetti stampa”. Sono in molti ad aver appreso da lui i primi rudimenti della professione giornalistica e ad aver poi fatto strada grazie ai suoi preziosi insegnamenti.

Zaccardelli era un uomo, un militante di assoluto rigore, di riconosciuta probità: Per questo la Cgil gli affidò compiti delicati e di grande responsabilità, designandolo quale proprio rappresentante in enti e organismi esterni. Fu uno stimato presidente del Comitato dell’Inps di Roma.

Zaccardelì morì a Roma il 2 novembre 1997.