Roma sovversiva

Roberto Carocci
Roma sovversiva.
Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926)
Odradek, Roma 2012  
p. 346

Contro ogni apparenza, la Roma del Novecento è una delle città meno studiate, dal punto di vista politico e sociale, dell’intera Penisola. La Capitale è sotto gli occhi del mondo, nota ma non conosciuta. Addirittura misconosciuta se si pensa all’immagine prevalente di una città priva di contrasti e con una classe lavoratrice, tutto sommato, abbastanza “tranquilla”.   Questo libro riempie una lacuna, ricostruendo la base sociale, l’ambito spurio e mutevole in cui avviene la formazione delle forze sociali e produttive cittadine.

Ma soprattutto ribalta l’immagine di comodo, restituendo il carattere di città violenta, con un conflitto di classe che sfocia facilmente in tumulti repressi con estrema brutalità dalle forze dell’ordine.   Sopra, la monarchia e la gerarchia cattolica con le loro clientele, la grande e diffusa industria delle costruzioni, legata alla rendita fondiaria e alle banche, ma sotto i disoccupati, i lavoratori stagionali, i contadini immiseriti e immigrati dalle altre regioni, gli operai delle manifatture, gli impiegati declassati e gli artigiani poveri.

Tra questi, gli anarchici ebbero modo di affermarsi, muovendosi tra i quartieri popolari come San Lorenzo e Testaccio, ma anche in quartieri centrali come Monti, Borgo e Prati, in maniera indipendente dalla I Internazionale, già dagli anni settanta dell’Ottocento, interpretando e rappresentando la predisposizione all’azione diretta e a forme di lotta violente del proletariato romano. Roma sovversiva, appunto.   In questo humus, per lo più intorno ad alcune personalità – come Aristide Ceccarelli, Temistocle Monticelli, Eolo Varagnoli, Spartaco Stagnetti, Attilio Paolinelli, Ettore Sottovia – l’anarchismo romano si rivelò quale laboratorio delle differenti tensioni dottrinarie che attraversavano il movimento antiautoritario italiano. Il socialismo-anarchico, l’anarcosindacalismo, l’individualismo, nonché il primo antifascismo militante, proprio a Roma, diventarono così gli ambiti, e i termini, di un’emergenza politica e culturale più generale.