Santino Picchetti

Santino Picchetti
Santino Picchetti

Santino Picchetti è statouno dei protagonisti del movimento operaio romano,  segretario generale della Camera del Lavoro di Roma dal 1976 al 1979 e poi dal 1979 al 1983 della Cgil Lazio, deputato per due legislature dal 1983 al 1993,eletto nelle liste del Partito comunista italiano.

Nato a Roma il 24 giugno 1928,  Picchetti apparteneva a quella generazione di militanti politici e sindacali formatasi negli anni Cinquanta lavorando accanto a dirigenti il cui prestigio e autorevolezza derivava dal ruolo avuto nella lotta antifascista.

Nel 1945 s’iscrisse al Pci e divenne segretario dei giovani comunisti romani. Si fece le ossa lavorando in periferia come Segretario della Sezione Pci del Quadraro e poi comeresponsabile della zona Tiburtina del partito.Un’esperienza “di strada” che inciderà nella sua formazione umana e politica: “Andavamo ad attaccare i manifesti con la Costituzione in tasca.  Quando i carabinieri o la polizia ci fermavano noi tiravamo fuori la Costituzione e leggevamo gli articoli che garantivano i nostri diritti. E ottenevamo rispetto.”

Il 6 luglio 1960 Picchetti era a Porta San Paolo a manifestare contro il governo Tambroni sostenuto dai fascisti: In una testimonianza resa qualche anno fa ha descritto come riuscì fortunosamente a scampare all’arresto col rischio di mandare all’aria il suo matrimonio fissato di lì a cinque giorni. L’appuntamento con il carcere era purtroppo solo rimandato:

“Era un lunedì – ha raccontato  –  e avevo detto a mia moglie,  all’ottavo mese di gravidanza, che quella mattina non sarei uscito, che sarei rimasto a casa con lei.  Poi, siccome ero funzionario di partito, mi vennero gli scrupoli. Le dissi che facevo un salto in federazione, assicurando che sarei tornato subito”.

In federazione gli dissero di recarsi a Centocelle dove c’era stata una manifestazione di protesta per l’aumento delle tariffe delle autolinee extraurbane.   Giunse sul posto quando tutto era finito, ma un commissario di polizia decise di arrestarlo accusandolo addirittura  di di aver tirato sassi e incendiato automobili. Lo portarono a Regina Coeli, dove rimase 19 giorni e dove ricevette un telegramma : era diventato padre di una bambina.  Picchetti rievocò con commozione quel momento:

“Si sparse la voce e tutti i detenuti del braccio si misero a battere con il cucchiaio sulle sbarre, gridando “auguri !auguri!”. E’ stata una cosa bellissima, che mi ha fatto piangere. Come fai a non pensare una cosa del genere? Ti nasce il primo figlio, una bambina, e tu stai in carcere”

Com’era consuetudine allora, a un certo punto il partito ritenne che Picchetti avesse le carte in regola per assumere un ruolo dirigente nella Cgil romana.  Nel 1963 fu eletto segretario responsabile della Fiome nel giugno 1969 venne chiamato a par parte della segreteria della Camera del lavoro di Roma, con Aldo Giunti Segretario Generale. Fu confermato nell’incarico con Leo Canullo, assumendo la responsabilità dell’organizzazione e quando Canullo venne candidato alla Camera dei Deputati toccò a lui prenderne il posto.

Il 6 maggio 1976 Picchetti fu eletto Segretario Generale della Camera del Lavoro di Roma.

Era un  momento di grandi aspettative per il mondo del lavoro, suscitare dall’avanzata della sinistra nelle elezioni del 1975 e del 1976. Ma era anche un momento di grandi difficoltà per il sindacato romano chiamato a fare i conti con una grave crisi della struttura produttiva della capitale, che portò all’occupazione di numerose fabbriche come forma estrema di lotta contro i licenziamenti.

Inoltre, a Roma più che altrove, il sindacato doveva confrontarsi con problemi inediti, originati dall’emergere dei cosiddetti “nuovi soggetti sociali”, dei “non garantiti” che tenderanno sempre più ad assumere un atteggiamento ostile nei confronti del movimento dei lavoratori.

Santino Picchetti venne così a trovarsi al timone della Cgil romana nel pieno di una grande tempesta e con determinazione e coraggio riuscì a non smarrire la rotta anche dopo prove drammatiche come l’aggressione al comizio di Luciano Lama all’Università e il susseguirsi  di episodi di violenza e terrorismo culminati  con il rapimento e l’assassinio di  Aldo Moro. In quei momenti, come testimonia la fotografia che abbiamo scelto per ricordarlo, Picchetti si espose in prima persona riuscendo, non senza difficoltà,  insieme con Cisl e Uil  a mobilitare i lavoratori romani in difesa della democrazia. Al tempo stesso ritenne doveroso per il sindacato indagare le ragioni del profondo malessere sociale che rischiava di corrodere le istituzioni, di creare fratture pericolose nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale.Nella sua relazione al X Congresso della Cdl (5-8 maggio 1977) Picchetti provò a indicare alcune ragioni che avevano fatto di Roma il luogo della disgregazione dei rapporti sociali, dell’emarginazione e della separazione tra le generazioni.

La sua analisi accurata e puntuale del disagio sociale dimostrava una volta di più lo spessore della classe dirigente della Cgil romana fatta di uomini che si erano formati sul campo, applicandosi con perseveranza e rigore all’approfondimento della realtà in cui erano chiamati a operare. Picchetti volle dare grande impulso a studi e ricerche chiamando a collaborare studiosi di varie discipline (economiche, sociali, istituzionali, urbanistiche)  e volle promuovere con la costituzione dell’Archivio storico “il recupero – così disse – e una valorizzazione di posizioni che congiungano passato e presente in un processo di continuità”.

Santino Picchetti è scomparso a Roma il 22 luglio 2021. A lui dobbiamo gratitudine per la testimonianza di militante appassionato, di dirigente sensibile e generoso, benvoluto da tutti i compagni, che ha sempre messo al primo posto la vicinanza della Cgil ai lavoratori, ai disoccupati, alle situazioni di disagio sociale, che ha saputo guidarela nostra organizzazione in un periodo tra i più difficili della storia repubblicana e della vita cittadina.(G.S.)