01-00074537000039 - 25 APRILE 1945 LA LIBERAZIONE - I CAPI DEL CLN ITALIA , DA SIN. ARGENTON , STUCCHI , PARRI , CADORNA , LONGO , MATTEI E FERMO SOLARI . 6 MAGGIO 1945 .

I giorni della libertà

Alle 8 del mattino di mercoledì 25 aprile 1945 il CLNAI (Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia), riunito presso il collegio dei Salesiani di via Copernico, a Milano, proclama l’insurrezione ed emana un decreto con il quale assume tutti i poteri civili e militari. Un altro decreto stabilisce che «I membri del governo fascista ed i gerarchi del fascismo colpevoli di aver soppresso le garanzie costituzionali e di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese e di averlo condotto all’attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e nei casi meno gravi con l’ergastolo».

Assunto convenzionalmente come il «giorno della Liberazione» il 25 aprile è in realtà un momento del processo insurrezionale in atto da giorni e che, dopo aspri combattimenti, si concluderà soltanto il 2 maggio con la resa incondizionata delle truppe tedesche in Italia.

Già nei primi mesi del 1945 la crisi del movimento partigiano, seguita al blocco dell’offensiva alleata lungo la linea Gotica, può dirsi superata. I nazifascisti continuano con i rastrellamenti, ma a partire da febbraio i loro attacchi perdono efficacia. Comincia a prendere corpo la ripresa primaverile della Resistenza: in meno di due mesi gli effettivi di molte formazioni partigiane sono raddoppiati o addirittura triplicati. A marzo l’esercito partigiano schiera complessivamente 130.000 uomini, destinati a diventare 250-300.000 nei giorni dell’insurrezione. Anche da punto di vista logistico c’è stato un salto di qualità: a gennaio, il generale americano Clark, nell’assumere il comandante delle forze alleate in Italia al posto all’inglese Alexander,  in un radiomessaggio «ai partigiani e ai patrioti» ha promesso il massimo appoggio possibile «al fine comune di scacciare l’oppressore dal suolo italiano». E da febbraio gli aviolanci alleati riforniscono le forze della Resistenza di armi, esplosivi, viveri e indumenti.  Il 5 aprile gli alleati lanciano l’attacco nel settore tirrenico e il 9 in quello appenninico e adriatico. Nel pomeriggio di questo giorno 800 bombardieri pesanti e 1000 cacciabombardieri scatenano l’inferno sulle linee tedesche. Il 10, dopo aver liberato Massa e Carrara, gli alleati attraversano il Senio, sfondano il fronte tedesco ad Argenta e dilagano verso il Po.

Si profila una resa concordata delle truppe tedesche ai comandi alleati, con cui sono in corso trattative segrete in Svizzera: è un’ipotesi, questa, che preoccupa il Clnai, consapevole dell’ importanza politica dell’insurrezione popolare. Per non farsi sorprendere dagli eventi, il comando della Resistenza italiana lancia l’ultimatum ai repubblichini – «arrendersi o perire» – e impartisce disposizioni affinché siano le forze partigiane a liberare le città. Così, quando il 21 aprile le colonne alleate raggiungono Bologna, la trovano già presidiata dagli uomini delle brigate Garibaldi, Matteotti e Giustizia e libertà. Il giorno successivo è la volta di Modena e dell’assalto alla guarnigione tedesca di Rivarolo (Mantova), che viene fatta prigioniera, mentre cade nelle mani dei partigiani un ingente bottino di 7000 fucili, centinaia di mitragliatrici e pezzi di artiglieria. Nel Reggiano le formazioni, già attestate lungo le valli del Secchia e dell’Enza, avanzano e liberano, il 23 aprile, Reggio Emilia. Per bloccare la ritirata tedesca i partigiani fanno saltare il ponte sull’Enza interrompendo il traffico della via Emilia. Quando i reparti corazzati tedeschi trovano la strada sbarrata si aprono un varco verso Fornovo e Collecchio, ma dopo alcuni giorni di accaniti combattimenti, vengono sconfitti dalle formazioni partigiane parmensi con il concorso dell’aviazione e di reparti corazzati alleati. Anche sul fronte ligure gli uomini della Resistenza riescono a precedere il gli americani della V Armata e il 24 aprile liberano La Spezia. Nello stesso giorno insorge Genova costringendo alla resa 6000 tedeschi e 7000 repubblichini: il generale Meinhold si consegna nelle mani dell’operaio comunista Remo Scappini, presidente del Cln e il porto, che i tedeschi hanno minato, è salvo. Si rivela, anche in questa circostanza, l’attenzione rivolta nei piani insurrezionali al salvataggio degli impianti industriali, delle centrali elettriche e delle infrastrutture.

Il 25 aprile il Clnai dà il via all’insurrezione di Milano e Torino. Dopo l’incontro infruttuoso con i rappresentanti del Cln, che gli hanno intimato la resa senza condizioni, Mussolini è in fuga verso la Svizzera: intercettato dai partigiani a Dongo, a bordo di un camion tedesco, travestito da soldato del Reich, viene fucilato il 28 a Giulino di Mezzegra. Intanto, tra il 26 e il 28, quasi tutte le città del Nord, da Aosta a Bergamo, da Brescia a Padova sono state liberate. Il 29 tocca a Cuneo e a Venezia, ma nel Veneto, zona di transito dei tedeschi in fuga, i combattimenti proseguiranno per circa dieci giorni. A Trieste, che insorge il 30, l’ingresso dei reparti jugoslavi apre invece una nuova tragica pagina.

Giuseppe Sircana © 2013

IL DOCUMENTO

Comunicato del CLNAI
29 aprile 1945

Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali, è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale – che il fascismo per venti anni gli ha negato – se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper fare suo un giudizio già pronunciato dalla storia.

Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti, il popolo italiano poteva avere l’assicurazione che il CLNAI è deciso a proseguire con fermezza il rinnovamento democratico del Paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire, con la conclusione della fase insurrezionale, nelle forme della più stretta legalità.
Dell’esplosione di odio popolare che è trascesa in quest’unica occasione a eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso è l’unico responsabile.

Il CLNAI, come ha saputo condurre l’insurrezione, mirabile per disciplina democratica, trasfondendo in tutti gli insorti il senso della responsabilità di questa grande ora storica, e come ha saputo fare, senza esitazioni, giustizia dei responsabili della rovina della Patria, intende che nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano, tali eccessi non abbiano più a ripetersi. Nulla potrebbe giustificarli nel nuovo clima di libertà e di stretta legalità democratica, che il CLNAI è deciso a ristabilire, conclusa ormai la lotta insurrezionale.

Il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia.

Achille Marazza per la Democrazia Cristiana
Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana
Ferruccio Parri per il Partito d’Azione
Leo Valiani per il Partito d’Azione
Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano
Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano
Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano
Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano
Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
Sandro Pertini per Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

L’IMMAGINE
Milano, 6 maggio 1945 Sfilata dei capi della Resistenza