La festa ribelle

Giuseppe Sircana
La festa ribelle
Storia e storie del Primo maggio
Ediesse, Roma 2019
p.163

Il congresso della Seconda Internazionale, riunito a Parigi il 20 luglio 1889, chiamò i lavoratori di tutto il mondo a manifestare simultaneamente per la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Per lo stesso  obiettivo il 1° maggio 1866  avevano scioperato ed erano scesi in piazza  gli operai statunitensi, la cui  protesta fu repressa nel sangue.  In ricordo dei “martiri di Chicago” la data di quella prima grande mobilitazione planetaria  venne fissata per il 1° maggio 1890. Avrebbe dovuto essere un evento unico e irripetibile, ma ottenne adesioni tanto vaste e inconfutabili che fu deciso di rinnovarlo ogni anno.

Ha così inizio la tradizione del Primo maggio, 130 anni di storia, anche italiana, ripercorsi in questo agile volumetto con linguaggio chiaro ed essenziale: dai turbolenti comizi anarchici di fine Ottocento alle infervorate piazze del “biennio rosso”, prima che la festa ribelle venga soppressa dal fascismo. Il Primo maggio torna a celebrarsi nel 1945, a pochi giorni della Liberazione e l’anno dopo si trasforma in una grande mobilitazione per l’avvento della Repubblica. Nel 1947 la pagina più sanguinosa: la strage di Portella della Ginestra.  Dalle divisioni della guerra fredda ai cortei di fine anni Sessanta con operai e studenti “uniti nella lotta”. Con le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini e delle mentalità il Primo maggio perde molti suoi caratteri identitari, ma è riuscito a trovare altre e forti ragioni, sperimentando forme e linguaggi inediti per affermare il valore del lavoro nel nuovo millennio.