Colleferro marzo 1950. Memoria di una lotta.

Grande partecipazione e forti emozioni al Teatro Vittorio Veneto di Colleferro, dove il 25 marzo 2025 si è svolta l’iniziativa – un po’ convegno e un po’ assemblea popolare – promossa dall’Amministrazione Comunale in occasione del 75° anniversario dell’occupazione operaia della Bpd.


Si è voluta così ricordare un ‘importante pagina di storia, per tanti anni rimossa, che ha segnato profondamente la vita della città, rendendo onore a coloro che ne furono protagonisti: donne e uomini che con coraggio e determinazione si batterono per affermare i diritti e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
All’iniziativa ha dato il suo contributo l’Archivio Storico della Cgil di Roma e del Lazio “Manuela Mezzelani”. Giuseppe Cappucci ha descritto per sommi capi l’importante documentazione relativa alla Bpd e all’occupazione del marzo 1950 conservata dal nostro Archivio e che sarà in parte utilizzata per la mostra storico documentaria prevista per il mese di dicembre.

1) Un primo filone di documenti è costituito dalle cronache riportate nei Comunicati quotidiani a cura dell’Ufficio stampa e propaganda della Camera del lavoro di Roma e Provincia.
Attraverso queste cronache è possibile ricostruire l’evolversi della lotta dall’inizio della vertenza fino alle trattative dei primi di aprile del 1950. Il racconto inizia il 20 marzo 1950 quando, per impedire un’assemblea dei lavoratori, Polizia e Carabinieri entrano in fabbrica. Ciò nonostante l’assemblea si tiene e si conclude con la votazione di un ordine del giorno con il quale si invitano le organizzazioni sindacali a prendere misure più energiche per impedire l’attuazione dei provvedimenti antidemocratici annunciati dal ministro Scelba.
Nei Comunicati della CdL di Roma troviamo anche riferimenti alle numerose manifestazioni di solidarietà alle compagne e ai compagni della Bpd da parte dei lavoratori di aziende romane come la Fatme, di lavoratori dell’edilizia, del Sindacato Poligrafici e Cartai che raccolsero 25.000 lire. Viene anche riferito che, a sostegno degli occupanti e delle loro famiglie, fu promossa una raccolta di viveri nei quartieri Salario, Celio, Tuscolano, dalla Cooperativa “Il Tramviere” e dai lavoratori del Commercio.
2) Un’altra serie di documenti è costituita dalle testimonianze, registrate e trascritte nel 1987 a cura dell’Archivio Storico, di alcuni protagonisti dell’occupazione come Sergio Sacco e Angelo Mazzucchelli e dell’allora segretario generale della CdL di Roma Mario Mammucari.
Mazzucchelli parla di vicenda sfortunata, di grave errore politico, ma anche dell’importante ruolo svolto dalle lavoratrici: “le donne parteciparono con grande coraggio all’occupazione, e sostenevano le famiglie che crollavano prima, perché la paura era percepita più fuori dalla fabbrica che dentro”.
Anche Sergio Sacco parla di “scelta sbagliata” e ricorda l’isolamento che colpì il gruppo dei licenziati: il controllo sociale era talmente pervasivo e reticolare che nessun operaio della Bpd osava avere rapporto con loro. Per rompere questo clima gli esponenti locali della Cgil e del Pci organizzarono un comizio in Piazza Italia con Umberto Terracini. L’intento era quello di scuotere la città e riconquistare l’agibilità politica e sindacale compromessa. Fu una piazza molto partecipata: che tanti lavoratori fossero ad ascoltare un comunista rappresentava un’aperta sfida alla Bpd. Ma, a un certo punto, tutti furono gelati da queste parole di Terracini: “I dirigenti del Pci e della Cgil di Colleferro, i compagni della Commissione interna – disse senza giri di parole – hanno commesso un grave errore, sono caduti nella trappola tesa dalla direzione aziendale”. E Sacco ricorda: “capimmo poi cosa significava quella lezione”.
Infine Mario Mammucari, che racconta i numerosi incontri con il Prefetto di Roma e i rapporti con i compagni di Colleferro ai quali raccomandava senso di responsabilità per evitare che la lotta degenerasse in scontri con esiti luttuosi.
3) Il terzo gruppo di documenti è infine costituito da veri e propri dossier di indagine e di denuncia sulle condizioni di lavoro alla Bpd.

Sul Notiziario economico sindacale del marzo 1954 c’è una descrizione dettagliata delle condizioni di vita e di lavoro, che aiuta a comprendere le ragioni profonde di una sconfitta, ma anche delle ragioni della lotta del 1950. Ne riportiamo un passaggio:

Un apparato industriale con 6000 operai di cui 3500 donne vigilati da 122 guardiani (un guardiano ogni 49 lavoratori), una vera e propria guardia del corpo dei padroni;

  • Una città di proprietà aziendale, case, cinema, scuole, ospedale, rivendite e bar. La più importante fabbrica del Lazio e una delle più grandi del centro sud, è come un campo trincerato con un perimetro di quasi quindici chilometri.
  • L’inumano sfruttamento delle donne. Si legge nel notiziario: “Alla sezione Fulminato 300 donne, quasi tutte contrattiste, lavorano con un ritmo ossessionante. Al reparto Dinamite, una ventina di operaie segregate nelle viscere della terra, lavorano oggi con ritmi più che raddoppiati rispetto al 1951. A seguito di ciò gli infortuni a catena si producono in quasi tutti i reparti e migliaia di donne, specie se contrattiste, non ricevono neanche una indennità per il lavoro nocivo, anzi, queste operaie sono trattate senza alcuna umanità. Recentemente una operaia del reparto C. 7, dove la polvere rende l’aria irrespirabile, sentendosi male e uscita all’aperto per prendere una boccata d’aria, è stata licenziata in tronco per abbandono del posto di lavoro”.
  • Il reparto 40 chiamato la SingSing della Bpd. Guardiani, capi guardiani, capi reparto, capoccia e capoccetti, tutti impegnati alla sorveglianza, al controllo continuo e ossessivo. La minaccia di licenziamento, specie per coloro che hanno un contratto di tre o sei mesi (circa 4000) rende la vita insopportabile in fabbrica e fuori.
  • Il ricatto dei contratti a termine e una disciplina carceraria imposta dagli uomini della Nato presenti in azienda. Con la minaccia dei licenziamenti vengono perpetrate tutte le forme di coartazione nei riguardi dei lavoratori a tempo determinato, in maggioranza donne.
    C’è poi il memoriale predisposto della CdL di Roma per la Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia del 1957 che riporta dati impressionanti sugli infortuni. Basti pensare che dal 1945 al 1953 gli infortuni con prognosi superiore a tre giorni furono ben 1433 (e nel calcolo mancavano i dati relativi al 1949 e al 1952).

Meritano infine di essere ricordati alcuni protagonisti di quella stagione destinati a ricoprire ruoli importanti nella Cgil.
Angelo Mazzucchelli è stato componente della Segreteria della CdL di Roma dal 1956 al 1965.
Mario Rosciani nella Segreteria della Fiom Provinciale,
Sergio Sacco ebbe vari incarichi nel Pci e ha fatto parte del Comitato Esecutivo della CdL di Roma.
Agostino Marianetti, figlio di un licenziato e lui stesso operaio della Bpd, che è stato componente della Segreteria della CdL di Roma dal 1965 al 1973, prima di entrare nella Segreteria della Cgil Nazionale della quale diviene Segretario Generale aggiunto nel 1977.